martedì 12 agosto 2008

diritto alla vita

IL DIRITTO ALLA VITA
Intervengo in questo dibattito portandovi tutti i miei dubbi, tutte le mie incertezze. Non sono in grado di discutere se sia giuridicamente giusto il comportamento del padre di Eluana, né se lo sia quello dei giudici che si sono pronunciati per la sospensione di ogni trattamento ad Eluana, conducendola, così, verso sicura morte.
Provo, però, ammirazione per il coraggio e la determinazione che il padre della ragazza mostra nella circostanza, e tale ammirazione cresce se confronto la sua forza e sicurezza con la mia debolezza ed incertezza.
Infatti, preferisco tenere presso di me mia figlia Elena, da due anni in stato di coma vegetativo, assumendomi, insieme a mia moglie, l’onere di curarla, nutrirla, lavarla, ecc.. Ogni giorno, noi provvediamo alle sue necessità, senza ottenere in cambio alcun segno di conoscenza che non sia una parvenza di sorriso, una lacrimuccia che ci facciano sperare in un sia pure minimo recupero.
Eppure continuiamo e continueremo ad assisterla e curarla, perché l’amiamo e perché non abbiamo il coraggio di farne a meno. Forse, il padre di Eluana ama la propria figlia più di noi perché, vedendone la sofferenza fisica e l’inutilità della vita in quel modo vissuta, supera ogni sentimento d’amore e decide di porvi fine. E’ giusto? Corrisponde realmente alla volontà di quella povera creatura che forse recepisce, ma che non riesce più a esprimersi?
Si asserisce che Eluana non avrebbe mai voluto vivere in questo modo e che in tal senso si era espressa qualche tempo addietro. Ma la volontà può modificarsi con il mutare delle circostanze: preferire la morte ad una qualche mutilazione del proprio corpo può essere fortemente sentito quando le proprie funzioni sono perfette, ma può venir meno quando ci si sente vicini alla morte ed allora sarebbe terribile non poter esprimere la propria diversa volontà. Il limite del “testamento biologico” è proprio questo: potrebbe non rappresentare più la volontà del soggetto nel momento in cui esso andrebbe eseguito.
Grande, quindi, è la responsabilità di colui che si assume il compito d’interrompere ogni trattamento al malato, ripristinando, a suo dire, il corso della natura conducendolo verso la morte.
LE LEGGI DELLA NATURA: esse si ispirano ad un principio base: il debole deve soccombere a favore del più forte. Tale principio, in epoca moderna, non è stato accettato dal genere umano, salvo in qualche particolare periodo storico (nazismo, fascismo); al contrario, le leggi naturali sono state violate migliaia di volte a beneficio di una vita umana più lunga e sana e si è legiferato in senso opposto al fine di proteggere le creature più deboli dalla prepotenza dei più forti. Ripristinare le leggi naturali ora?! E’ una scelta che, in questo caso, assume una valenza direi “politica”, come lo fu nel caso “Welbi”, fra opposte tendenze: tra quella che, in qualche modo, vorrebbe introdurre nell’ordinamento l’EUTANASIA e quella che vi si oppone, con tutto il clamore mediatico che tali estremi argomenti crea nella pubblica opinione.
Ciò che, però, mi fa irritare moltissimo è che, in tutto questo clamore, vengono ignorati i problemi quotidiani di coloro che come Eluana si trovano in uno stato di grave o limitata “responsività” e che, per essi, in qualche modo, si è scelto di vivere, anche se questo costa sacrifici e sofferenze.
Quanti sono gli stati vegetativi in Italia ed in particolare in Campania;
Come sono giunti a tale stato;
Qual’è il percorso il percorso terapeutico più appropriato;
Quale lo stato dell ricerche sugli stati vegetativi;
Quali le linee guida nazionali;
Quali e quante sono le strutture idonee nazionali e regionali;
Come è affrontato il problema nelle singole regioni ed in particolare in Campania.
Sono solo alcune delle domande che le famiglie dei cerebrolesi si pongono e che attendono risposta dagli organismi competenti, e su questi argomenti, nessuna testata giornalistica ha sentito l’esigenza di aprire un inchiesta. Perché?

0 commenti: